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Antoon van Dyck

Autoritratto

AntonVan Dyck.jpg
Antoon van Dyck, Autoritratto
00:00 / 01:34
c1627-1630
​Olio su tela, cm 145×121
Piacenza, Museo di Palazzo Costa

Questo raffinato Autoritratto di Van Dyck è noto per essere stato più volte pubblicato dalla critica specialistica sebbene il Larsen lo ritenesse perduto o comunque situato in “ubicazione ignota”.

 

È in diretta relazione con l'Autoritratto di tre quarti della Philip Mould & Company databile al 1627-1632 (olio su tela, cm 73,7x59,7) oltre ad essere collegato all'incisione presente sul frontespizio della Iconographie raffigurante appunto un Autoritratto di Van Dyck limitato allo studio della testa.

Il tempo di esecuzione del dipinto dovrebbe essere tra la fine degli anni Venti ed i primissimi anni Trenta del XVII secolo, come testimoniano i suoi numerosi autoritratti del periodo che evidenziano una fisionomia coerente con un'età attorno ai trent'anni. 

Straordinario nel dipinto è il modo in cui Van Dyck illumina il volto, la ricchezza cromatica e la resa pittorica del candido colletto. È evidente il legame con l'arte lombarda di fine Cinquecento, ma anche con la ritrattistica di Tiziano.

 

Si può giungere a datare con discreta precisione l'opera anche perché il 5 luglio 1632 al pittore veniva conferito il titolo di cavaliere e veniva nominato “Sir Anthony Vandike principalle Paynter on Ordinary to their Majestis at St. James's”, ovvero l'equivalente della romana Accademia di San Luca.

 

Da quel giorno Van Dyck prese ad effigiarsi con la collana d'oro regalatagli da Carlo I come si vede, ad esempio, nello straordinario Autoritratto con girasole. 

Marco Horak

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