top of page

Giovanni Andrea Donducci

Maria Maddalena nel deserto

Mastelletta.jpg
Giovanni Andrea Donducci, Maria Maddalena nel deserto
00:00 / 04:35
c1656
​Olio su tela, cm 76×55
Collezione Privata

Fece parte della enorme raccolta di opere d’arte, dipinti e sculture che fu, a Roma, la collezione Giustiniani, frutto della perfetta intesa tra i due fratelli, il cardinale Benedetto e il marchese Vincenzo.

Ritroviamo il dipinto nell’inventario post mortem del cardinale, restando poi nella raccolta Giustiniani di Roma fino agli inizi del XIX secolo, quando un discendente del marchese, pure lui di nome Vincenzo, decise di mettere in vendita (1812), inviandoli a Parigi, ben 155 dipinti. In tale occasione fu stampato un vero e proprio catalogo, redatto da C.P. Landon, con schede e relative incisioni.

 

Fra tali opere, illustrata da una stampa di Charles Normand e da una scheda con errata attribuzione a Francesco Maria Rondani, è pure la tavola centinata con la Maddalena di Mastelletta qui esposta, che seguì la sorte dell’intero blocco del catalogo Landon, acquistato, nel 1815, dal re di Prussia Federico Gulielmo III. A Berlino alcuni dipinti del gruppo Giustiniani entrarono a far parte della costituenda pinacoteca prussiana, altri, fra cui il nostro, furono dislocati in altre sedi o castelli del regno.

Della tavola, come di tanti altri quadri del gruppo, è quasi impossibile ricostruire oggi le vicende, specie dopo i tragici eventi del secondo conflitto mondiale e la divisione delle due Germanie: dopo spostamenti complessi e innumerevoli, alcuni andarono persi, altri furono venduti e comparvero, qui e là, in aste europee nel secondo dopoguerra.

Nel 1973, Ugo Ruggeri, in un articolo pubblicato nella rivista “Critica d’Arte”, rendeva nota, senza metterla in relazione con l’esemplare Giustiniani, una Maddalena su tavola di Mastelletta in collezione privata di Bologna, e così, qualche anno dopo, Anna Coliva nella sua monografia dell’artista (1980). In seguito, nel 2001, la stessa studiosa tornava a pubblicare l’opera, ritenendo di riconoscendovi il perduto quadro del cardinale Benedetto.

 

In effetti la tavola di collezione bolognese, poi pervenuta ad una galleria antiquaria del capoluogo emiliano (Trevisani, 2014), poteva essere identificata con quella Giustiniani: corrispondevano le misure fornite dagli inventari seicenteschi e simile sembrava pure la scena rispetto all’incisione stampata nel volume del Landon.

 

A confutare tali certezze giunge ora il ritrovamento di un altro del tutto analogo soggetto, conservato presso una raccolta privata di Milano: è su tavola, assai simile all’esemplare bolognese, e misura cm 61 x 40 (contro i cm 62 x 40 dell’altro).

 

Indubitabile l’autografia di entrambe le opere, per ragioni stilistiche e qualitative, ma va detto che questa recente scoperta ha però tutte le carte in regola per essere considerata il vero perduto “Mastelletta” già dei Giustiniani: le due tavole, pur somiglianti, differiscono infatti in molti particolari, fra cui l’apertura di cielo, in alto, ed il paesaggio di sfondo; dettagli che, fra l’altro, trovano del tutto rispondente l’esemplare milanese alla incisione di Charles Normand visibile nel catalogo del 1812 di C.P. Landon.

 

Di essi il più evidente è l’apertura paesistica ove, perfettamente collimanti fra loro, il quadro milanese e la stampa ottocentesca presentano il picco montano, al centro, che spicca con evidenza dalle colline retrostanti, mentre nel dipinto bolognese esso rimane decisamente al di sotto di queste.

 

È  comunque nel verso della tavola milanese che si trovano gli irrefutabili riscontri per la sua identificazione con la Maddalena Giustiniani, cioè cinque sigilli in ceralacca  che testimoniano l’origine e gli spostamenti del dipinto: il primo con il seicentesco stemma Giustiniani, il secondo con le cifre di Vincenzo, autore della spedizione (1812) dei 155 quadri a Parigi, gli altri riguardanti i vari passaggi fra istituzioni prussiane (Pirondini 2023); sigilli tutti presenti pure in altri dipinti superstiti della vendita Giustiniani del 1815.

 

Massimo Pirondini

bottom of page