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Luca Giordano

Ercole e Onfale

L.Giordano.jpg
Giordano, Ercole e Onfale
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c1680-1685
​Olio su tela, cm 145×146
Milano, Collezione privata

Il tema iconografico raffigurato in questa tela di Luca Giordano ha come protagonista Eracle (Ercole per i Romani) divenuto schiavo di Onfale, mitica regina della Lidia, di cui era innamorato. Era stato l’oracolo di Delfi a indurre la donna a costringere l’eroe all’asservimento: la regina impose così a Ercole di vestirsi da donna e, in compagnia delle sue ancelle, doveva compiere lavori domestici e servire.

 

Secondo una tradizione narrativa che fa capo ad Apollodoro, questo contratto di schiavitù con Onfale condusse Ercole ad assumere atteggiamenti sempre più effeminati, tanto che prese a vestirsi e ad ornarsi come una donna, imparò a filare la lana e veniva costretto a cucire con le sue grandi mani, vittima continua della derisione delle altre ancelle e della regina stessa. In pittura l’episodio mitologico viene spesso illustrato come in questa splendida traduzione proposta dal maestro napoletano, sottolineando lo scambio di ruoli della coppia, Ercole sdraiato nell’alcova mentre fila la lana e l’amata accanto a lui, coperta con la pelle del Leone Nemeo dell’eroe. 

Nella scena compaiono anche due ancelle, quella al centro dell’immagine regge la clava (uno degli attributi iconografici del famoso personaggio mitologico che si caratterizza essenzialmente per la forza fisica), l’altra, vista di profilo, con una composizione floreale tra le mani; quattro amorini giocano intorno ai personaggi principali, in alto è riconoscibile Cupido svolazzante con l’arco in mano; in primo piano a destra, tra panni e cuscini, è presente anche un tavolino su cui sono appoggiati un vaso di fiori e una maschera teatrale. 

Se il giovane Luca Giordano a Napoli si era mosso nel solco di Jusepe de Ribera, assimilando attraverso di lui esperienze varie e profonde, fondamentali per lo sviluppo della sua visione artistica furono i suoi primi viaggi a Roma, Venezia e Firenze non meno delle profonde influenze di Mattia Preti, Peter Paul Rubens e Pietro da Cortona: tutti riferimenti sostanziali per il suo orientamento stilistico, predisposto a suggestioni barocche grazie anche alla grande facilità esecutiva di cui era naturalmente dotato. Estremamente prolifico, Giordano ci ha lasciato una mole enorme di materiale prodotto tra dipinti, affreschi e disegni, guadagnandosi l’appellativo di “Luca fa presto”. 

 

Nel superare definitivamente il caravaggismo imperante a Napoli con una visione pittorica colorata dai tratti compositivi liberi e spregiudicati, Giordano apportò stimoli estremamente personali al barocco romano di metà secolo, grazie all’individuale capacità interpretativa della pittura di Rubens e Pietro da Cortona. La sua fama si diffuse così a Venezia, poi a Firenze a partire dai primi anni Ottanta, periodo in cui eseguì verosimilmente anche questa maestosa tela con Ercole e Onfale, immagine caratterizzata da una tavolozza tendenzialmente chiara con un’illuminazione dorata che mette in risalto i differenti incarnati dei numerosi personaggi e gli eleganti panneggi di colore rosso, azzurro e crema. 

Sono note almeno altre due versioni del tema di Ercole e Onfale realizzate dal maestro napoletano, dal punto di vista compositivo molto differenti rispetto al quadro qui esposto: l’una databile intorno al 1675 (firmata, Napoli, Gallerie Nazionali di Capodimonte; cm 160x211: Ferrari - Scavizzi 1992, I, p. 291, cat. n. A246, II, p. 593, fig. 326), la seconda, di più grande formato (cm 234x334, Londra, Hazlitt Gallery: Ferrari – Scavizzi 1992, I, pp. 308-309, cat. n. A341, II, p. 648, fig. 447, con cronologia intorno al 1683-1684), risulta stilisticamente più prossima alla tela in oggetto. Infine un’altra versione di quest’ultima, ma di formato orizzontale (cm 128x156) e senza la figura del Cupido in volo, è nota attraverso un’immagine in bianco e nero (Bologna, Fototeca della Fondazione Federico Zeri).

 

Nicosetta Roio

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