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Luca Giordano

Olindo e Sofronia

L. Giordano.jpg
Giordano, Olindo e Sofronia
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c1685
​Olio su tela, cm 175×238,5
Collezione privata

La storia di Olindo e Sofronia è uno degli episodi più famosi della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (II, 14-53). Durante l’assedio di Gerusalemme due giovani cristiani in città si autoaccusano del furto di un’immagine sacra della Vergine, a sua volta sottratta da una chiesa e posta nella moschea ad opera del mago Ismeno: costui spera in tal modo di compiere un sortilegio per ostacolare l’impresa dei Crociati. Sparita misteriosamente l’icona, Re Aladino ordina di giustiziare per rappresaglia tutti i Cristiani di Gerusalemme, per cui la virtuosa Sofronia si autoaccusa del furto pur essendo innocente; Olindo, che ne è innamorato, tenta invano di assumersi la colpa, ma vengono messi entrambi al rogo.

Saranno salvati poco prima dell’inizio del loro supplizio dall’improvviso arrivo di Clorinda. Il lieto fine della vicenda, che sfocia nel matrimonio dei due protagonisti, rappresenta l’unico amore coronato da successo del poema tassiano. Il dipinto mostra la fase della preparazione del supplizio di Olindo e Sofronia interrotta dall’arrivo di Clorinda, che è sullo sfondo a destra di chi guarda, a cavallo e in armatura.

Luca Giordano produsse più di una redazione della storia di Olindo e Sofronia: quella più ambiziosa, di dimensioni monumentali, è a Genova, Palazzo Reale (cm 366x375; cfr. Ferrari - Scavizzi 1992, I, p. 297, A274; II, p. 618, fig. 384). Di essa è circolata una versione con varianti e di diverso formato presso la Galleria Matthiesen di Londra (cfr. Ferrari in Ferrari - Scavizzi 2003, p. 60, A0126b; p. 175, fig. A0126b).Il dipinto qui esposto mostra l’identica composizione della versione a Stamford, Burghley House Collection (cfr. Ferrari – Scavizzi 1992, I, pp. 302-303, A306h; vol. II, p. 632, fig. 413). 

Il dipinto a Burghley House misura cm 49,5x63, ed è parte di una serie che comprende otto opere di Giordano di vari soggetti e dimensioni, molto probabilmente acquistate in stock per la residenza, e inventariate nella collezione nel 1688. Secondo Ferrari e Scavizzi questo lotto di opere va datato verso il 1682-1683, cioè negli anni tra la commissione degli affreschi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze e il rientro a Napoli per le opere richieste dal Marchese del Carpio. Tra essi il Marco Curzio che si getta nella voragine di Burghley House, che misura cm 51x66,5, potrebbe secondo Ferrari e Scavizzi essere nato insieme all’Olindo e Sofronia nella stessa collezione.

La fortuna della composizione del dipinto in discussione è attestata anche dalla ricomparsa di un’altra versione di cm 62x78, forse autografa e con apporti di bottega, che era in anni recenti presso la Tornabuoni Arte di Firenze.

L’esistenza delle due versioni di piccolo formato a Burghley House e a Firenze fa ritenere possibile che siano ricordi o derivazioni dal presente dipinto. Giuseppe Scavizzi ha opportunamente osservato come di questi ricordi, derivazioni o seconde e terze versioni di sue composizioni, Giordano fece un elemento particolarmente originale della sua produzione per il mercato (cfr. Scavizzi 2017, passim).

In ogni caso, per formato e livello esecutivo, il dipinto in discussione va considerato un episodio ambizioso nella carriera di Giordano nel corso della prima metà del nono decennio del Seicento. È un’opera da galleria, interamente autografa e di forte impatto visivo, in cui la preparazione bruna accentua il drammatico impatto chiaroscurale sugli incarnati delle figure in primo piano e sui pochi accenti di colore dati dal perizoma di Sofronia e dalle braghe dell’aguzzino a torso nudo, che è di spalle al centro della composizione.

 

I colori, i tipi fisici delle figure e i contrasti tra luci ed ombre sono raffrontabili, ad esempio, con quelli di opere come Nettuno, le Nereidi e le ricchezze del mare ad Adelaide (The Art Gallery of South Australia) in cui le figure e i fondali sono di Luca Giordano e i pesci di Recco (chi scrive ha datato quest’opera al 1684: Lattuada 1997, pp, 162-164 n. 1.10).

Ma molti altri confronti sarebbero possibili passando in rassegna la produzione di Luca Giordano fra gli anni fiorentini e quelli spesi a Napoli alla metà del non decennio del Seicento. Al momento è impossibile indicare elementi atti a individuare la provenienza del dipinto. 

 

Riccardo Lattuada

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