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Guido Reni

Ecce Homo

Guido Reni 2.jpg
Guido Reni, Ecce Homo
00:00 / 03:21
c1640
​Olio su tela, cm 74×63,5
Collezione privata

Alle comunicazioni scritte di D. Stephen Pepper e di Maurizio Marini si deve il riconoscimento dell’autografia di Guido Reni per questa tela, in ottimo stato di leggibilità: il soggetto iconografico fa riferimento al noto episodio narrato nel Vangelo di Giovanni (19, 4-6) che prende il titolo dalla frase “Ecce Homo” (“Ecco l’uomo”), presente nella Bibbia tradotta in latino da san Girolamo.

 

Tale espressione sarebbe stata pronunciata da Ponzio Pilato mostrando Gesù flagellato alla folla dopo l’arresto: il governatore romano della Giudea, che riteneva Cristo innocente, sperava che il popolo si accontentasse di vederlo ricoperto di ferite e piaghe sanguinanti, rinunciando a chiederne la condanna a morte. Ma i sommi sacerdoti e le guardie furono irremovibili e ne reclamarono la crocifissione. 

Gesù è qui raffigurato a mezzo busto con gli occhi misericordiosi rivolti al Cielo e i polsi legati da una corda: la corona di spine sul capo, il mantello purpureo sulle spalle e la canna a imitazione di uno scettro regale tra le mani rievocano lo scherno subito da parte dei suoi aguzzini, che lo vollero mostrare alla popolazione nelle vesti di “Re dei Giudei”.

 

Ben nota è l’attitudine di Reni alla replica, anche a distanza di tempo: per questo Ecce Homo, come per altre sue invenzioni di grande successo, esistono altre redazioni autografe con significative differenze compositive e scarti cronologici.

 

Una di esse, conosciuta solo in fotografia poiché andata distrutta nel museo di Dresda durante i bombardamenti aerei del 1945, mostra il Salvatore in posizione non frontale, ma leggermente volta verso sinistra e con gli occhi bassi ; un’altra, tuttora nella Gemäldegalerie della medesima città tedesca, è invece compositivamente più simile all’opera qui in oggetto, analogamente alla versione di raccolta Wachtmeister in Svezia.

 

Le prime due composizioni sono state collocate cronologicamente intorno al 1636 - 1637 e mostrano, infatti, una pittura più densa e definita rispetto a questo Ecce Homo, che rivela una materia altrettanto corposa e compatta, ma dai risvolti più sfumati e leggeri, caratterizzati da una tavolozza eterea dalle tinte tenui, come si riscontra nella tonalità limpida dell’incarnato chiarissimo e luminoso in cui si dissolvono il sangue e le ferite, nel tono pastello del rosso del mantello, in quello schiarito di capelli e barba e finanche nella corda che lega i polsi di Cristo.

 

Si tratta delle caratteristiche cromatiche e stilistiche tipiche dell’ultima affascinante maniera di Reni, e che consentono di circoscrivere l’esecuzione del dipinto intorno al 1640, quando l’espressività del maestro felsineo assume un aspetto originalmente incorporeo, attento quasi esclusivamente all’apparenza spirituale dell’immagine sacra grazie ad espedienti tecnico-stilistici come l’eliminazione del chiaroscuro.

 

É evidente che in questo Ecce Homo l’intenzione di Guido era quella di mostrare l’aspetto il più possibile immateriale del Salvatore attraverso le velature di luce, abolendo completamente le ombre e raggiungendo così un effetto figurativo quasi metafisico.

 

Nicosetta Roio

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