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Guido Reni

Vergine in Preghiera

Guido Reni.jpg
Guido Reni, Vergine in preghiera
00:00 / 03:42
c1630
​Olio su tela, cm 76,5×62,5
Monaco, Maison d'Art

Questo dipinto di Guido Reni raffigura la Madonna a mezzo busto con le mani giunte in preghiera e gli occhi rivolti al Cielo, il capo inclinato verso sinistra e circonfuso da un nimbo di luce dorata contenuto entro nubi, alla cui base appaiono due cherubini, uno per lato e anch’essi con gli sguardi orientati verso l’alto.

 

La luce aurea dello sfondo mette in risalto il chiaro volto di Maria, vestita con il consueto abito vermiglio, mantello azzurro e velo dorato, e fa un parziale riferimento al tema iconografico dell’Immacolata, ovvero la “donna vestita di sole” dell’Apocalisse (12,1 - 2): “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto”.

L’opera fu esposta a New York nel 1989 presso Piero Corsini Inc. (Simon 1989) e poi pubblicata da Pepper (1992), che ebbe modo di confermare anche in una comunicazione scritta l’autografia di Reni, sostenuta parimenti da Denis Mahon; Simon ha ipotizzato una sua possibile identificazione col dipinto registrato nell’inventario della collezione romana dei Ludovisi; va ricordato inoltre che una “testa della B. Vergine con le mani giunte” fu dipinta dal Reni anche per il Cardinal Cornaro: il quadro sarebbe stato realizzato alla “prima” e compiuto in “meno di quattr’ore”, secondo quanto tramandato da Malvasia.

L’immagine della Vergine orante si ricollega evidentemente alla grande pala d’altare di Guido conservata al Metropolitan Museum of Art di New York e raffigurante l’Immacolata Concezione a figura intera sul crescente lunare, tra nubi, cherubini e due angeli.

 

Come in quest’ultima, anche nella tela qui esposta Maria ha le mani congiunte in preghiera, a differenza di quanto accade in altri due quadri d’altare di Reni della medesima epoca e compositivamente molto simili al dipinto del Metropolitan: infatti nell’altra Immacolata Concezione, realizzata dal maestro bolognese per S. Girolamo degli Zoccolanti a Forlì (ora in S. Biagio), le mani sono incrociate al petto, mentre nell’Assunzione di Maria della parrocchiale di S. Maria Assunta a Castelfranco Emilia, posta sull’altare il 16 maggio 1627, le braccia sono raffigurate aperte. 

Le tre pale d’altare appena ricordate e questa Vergine orante rispecchiano apertamente le qualità stilistiche della produzione reniana degli anni intorno al 1630, collocabili dunque all’interno della sua “seconda maniera” che, come spiegato dal Malvasia, si caratterizza per l’aspetto contenutistico sempre più “erudito” con toni diafani e delicati “mescolati fra le mezze tinte, e fra le carnagioni”.

 

In questa fase evolutiva della sua pittura il grande Guido non manca di utilizzare ancora macchie di colori piuttosto netti e vivaci soprattutto nei panneggi, come evidenzia la nostra tela, e ciò in contrasto con gli incarnati, caratterizzati da una materia chiarissima e quasi porcellanata, con l’intenzione di rendere sempre più rarefatte le qualità corporee dei personaggi dipinti in favore di un equivalente fisico di purezza tutta spirituale. 

Un disegno di Reni con la testa di Maria (Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi), è stato giustamente correlato tanto alle tre grandi tele di New York, Forlì e Castelfranco, quanto a quest’opera di più ridotte dimensioni con la Vergine orante.

 

Nicosetta Roio

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