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Rubens

San Giovannino e il Bambino Gesù
in un paesaggio

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Rubens, San Giovannino e il Bambino Gesù in un paesaggio
00:00 / 02:40
c1615-1630
​Olio su tela, cm 40×60
Collezione Privata

Questa composizione di Rubens è nota da tempo grazie al riferimento della xilografia in controparte di Christoffel Jegher, che fu uno dei collaboratori del grande maestro barocco all’inizio degli anni Trenta; ne è nota anche un’incisione, ugualmente speculare, attribuita a Cornelis Galle.

 

Si ritiene che il prototipo sia da riconoscere nel dipinto su tavola di cm 57x85 un tempo a Genova in Palazzo Balbi: attualmente irreperibile, sarebbe databile intorno al 1628, ma la letteratura rubensiana segnala anche alcune sue repliche (tuttavia cronologicamente collocabili intorno al 1615) provenienti dalla medesima città: una era stata venduta nel 1862 dal marchese Ippolito Spinola.

 

La piacevole scena, che rievoca l’incontro di Gesù bambino con il piccolo Battista durante il ritorno della Sacra Famiglia dalla fuga in Egitto, è ambientata all’aperto, in un paesaggio alberato che digrada verso l’orizzonte, con la descrizione realistica di alcune piante e fiori cresciuti nei pressi di uno specchio d’acqua visibile nell’angolo in basso a destra.

 

I due bambini, figli delle cugine Maria ed Elisabetta, sono raffigurati di profilo in piedi, l’uno di fronte all’altro, seminudi: Giovannino, con i capelli rossi, sostiene amorevolmente l’agnello - uno dei suoi principali simboli iconografici assieme alla pelle di cammello che parzialmente gli protegge il corpo –, mentre il biondo cuginetto accarezza il capo al docile animale che lo osserva con sguardo languido.

Sia le due figure che il paesaggio mostrano la verve pittorica tipica delle opere del grande maestro nordeuropeo: lo spazio è articolato come fosse una rigogliosa cornice vegetale, utile a far risaltare i piccoli corpi floridi dei protagonisti sacri, dei quali viene esaltata la vitalità infantile anche attraverso il chiarore che li illumina.

 

Si tratta di accorgimenti consueti nell’espressività originalmente barocca di Rubens, attento utilizzatore di colori vivi e brillanti, come è in questo caso la macchia rossa del panneggio che designa il personaggio principale del racconto illustrato.

Come accennato, la composizione fu replicata più volte, sia da Rubens sia dalla sua bottega, in dipinti realizzati su differenti supporti (tavole, tele e rami) e dimensioni: ne sono segnalate circa una decina di redazioni e quella qui in oggetto è da considerare una delle migliori, sia dal punto di vista qualitativo che conservativo.

 

Nicosetta Roio

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