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Elisabetta Sirani

Ecce Homo

Sirani.jpg
Sirani, Ecce Homo
00:00 / 03:22
c1661
​Olio su tela, cm 33,5×27,5
Collezione privata

La tela, firmata e datata 1661 dalla pittrice bolognese Elisabetta Sirani e completa di cornice originale, raffigura la testa dell’Ecce Homo dolente, con lo sguardo volto verso destra e di cui si vedono anche le mani legate con una corda. Si tratta di un’immagine devozionale di Gesù molto diffusa in pittura che fa riferimento all’episodio della sua fustigazione ordinata da Ponzio Pilato: ritenendo il Salvatore incolpevole, il governatore romano della Galilea lo mostrò martoriato agli astanti pronunciando la nota frase “Ecco l’uomo”, fiducioso di ottenere per lui la pietà dell’adirato popolo giudeo; ma la folla confermò la propria collera gridandogli “Crocifiggilo, crocifiggilo”.

 

L’immagine dipinta evidenzia il travestimento di Gesù come “Re dei Giudei” messo in atto dai suoi seviziatori: dopo averlo torturato, per deriderlo gli fecero indossare infatti la corona di spine sul capo e il drappo purpureo sulle spalle, oltre a mettergli tra le mani legate uno scettro di canna. 

Nella “Nota delle pitture fatte da me Elisabetta Sirani” sono elencati due dipinti con questo soggetto all’anno 1661: “Una testa di un Ecce Homo del naturale per D. Mario fratello di N. S. Papa Alessandro VII” e, poco oltre, “Quattro quadretti da letto, cioè un san Girolamo, un Crocifisso, una testa di un Ecce Homo, e una testa della B. V. col Bambino, per l’illustrissimo sig. Co. Coradino Areosti” (Malvasia 1678, ed. 1841, II, p. 395). Non è dato sapere con quale dei due dipinti registrati dalla stessa Sirani si possa eventualmente identificare l’opera qui in esame, finora inedita.

 

Va detto altresì che al momento non sono noti altri quadri della pittrice con questo tema iconografico e neppure il sigillo a cera apposto sul telaio è di aiuto per dirimere la questione, poiché non pare avere collegamenti con i potenziali destinatari, né con don Mario Chigi, fratello di papa Alessandro VII, e neanche col conte Areosti: potrebbe trattarsi della marcatura, verosimilmente settecentesca, apposta da un successivo proprietario del quadro. 

Il nostro Ecce Homo fu dipinto da Elisabetta Sirani solo quattro anni prima della precoce scomparsa, avvenuta all’età di 27 anni: la carriera della figlia di Giovanni Andrea Sirani - a sua volta pittore e mercante di successo -, fu dunque breve ma molto produttiva (Modesti, 2015). Lo stile è quello suo più tipico, caratterizzato da una non comune velocità esecutiva sostenuta dall’utilizzo di una materia compatta ma fluida e scorrevole, dalle tinte decise.

 

Abile e capace, Elisabetta fu sempre molto legata all’espressività del genitore, uno dei più fedeli collaboratori di Guido Reni, giustificando l’evidente ispirazione reniana di quest’opera devozionale che rievoca in controparte un’invenzione del grande maestro felsineo (l’Ecce Homo a mezzo busto già a Dresda, andato distrutto e tuttavia noto attraverso riproduzioni fotografiche: Pepper 1988, p. 284, cat. n. 152).

 

D’altra parte la pittrice era stata educata all’arte di stampo reniano proprio nell’atelier paterno assieme alle sorelle minori Barbara e Anna Maria, adeguando comunque le sue qualità stilistiche sulla scia delle novità guercinesche, dominanti nell’arte bolognese dopo la scomparsa del Reni, e del nuovo corso artistico barocco locale, rappresentato da Carlo Cignani, Gian Gioseffo Dal Sole, Domenico Maria Canuti e Lorenzo Pasinelli.

 

Nicosetta Roio

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